L’EnoArte su “SpiritoDiVino”

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Cari amici,

un articolo sulla mia EnoArte è stato pubblicato in un articolo di Maria Pranzo sul numero di dicembre 2012 della rivista “Spirito Di Vino” (ed. Swan Group), una tra le più prestigiose riviste al mondo che trattano del mondo del vino. Basti pensare che la testata – edita da Franz Botrè e codiretta da Gianluca Tenti – è recentemente sbarcata in Asia come media partner per l’apertura di circa 600 enoteche di lusso in tutto il continente. Qualcuna di esse vorrà arredare le pareti con i miei dipinti? Lo scopriremo presto…
Nel frattempo, buona lettura
Elisabetta

Ecco l‘articolo di SpiritoDiVino

 

 

Argomenti mancanti

Cari amici,

ricordate la mia lettera di un paio di giorni fa, in cui sottolineavo che qualcuno stava presentando se stesso come “massimo esponente” della tecnica artistica il cui marchio (EnoArte, appunto) ho registrato io, presentano come novità ciò che in realtà faccio da oltre due anni?

Ebbene, è arrivata la risposta. Argomentazioni? Risposte o repliche concrete a ciò che affermavo? Contenuti, insomma? Macchè. Solo insulti e cattiverie. Mentre noi puntavamo su dati concreti e oggettivi, senza mai emettere un giudizio di merito (l’arte è soggettiva, può piacere o meno, lo sanno anche i bambini), c’è chi come unica freccia al proprio arco ha l’aggressione verbale e l’offesa.

Ecco quanto scrive la “rivale” sul proprio blog:

la “vetusta”, d’esperienza e di fatto, continua a scrivere, a precare tempo, a chiedere appoggio morale, a scervellarsi su ciò che mi riguarda, a mandare mails, lettere…ma nn farebbe forse meglio a migliorare i suoi quadri che,tanto palesemente, son orrendi? Tranne qualche eccezione il resto è da cestinare. E allora..si esercitasse dipingendo,piuttosto che farsi gli affari altrui! O, forse, spera, di esser chiamata a condurre la rubrica “spetteguless” a Striscia La Notizia?

A parte il fatto che “mails” al singolare strappa al più una risata, in uno scritto in italiano, definire orrendi i quadri altrui è qualcosa da cui io mi sono ben guardata, sapendo quanto facilmente un simile giudizio può essere tacciato di valutazione meramente personale. Invece, pensandola evidentemente in modo diverso da critici e appassionati in tutto il mondo, per lei le mie opere sono da cestinare. De gustibus non disputandum est, dicevano i latini: non sarà certo il suo “giudizio” a impensierirmi. Sarebbe stato troppo semplice, per me come per chiunque altro, appoggiarsi a una valutazione sulla bellezza delle opere. Ho preferito scrivere di argomenti seri e concreti. Puntare le proprie argomentazioni sulla mia età, inoltre, basta a definire lo spessore e l’educazione dell’interlocutore.

Stia pur tranquilla, comunque. Non intendo sprecare altro tempo a replicare a questo genere di considerazioni. Se si parla di cose serie sono sempre a disposizione – fornendo all’occorrenza le prove di ciò che dico, inclusa la registrazione del marchio EnoArte – altrimenti ho mille modi più intelligenti di mettere a frutto il mio tempo. C’è un progetto sul Venezuela, ad esempio, ma ve ne parlerò quando sarà il momento. Non vorrei che qualcuno si accorgesse, tra qualche anno, che esiste il Venezuela e ne rivendicasse la scoperta.

Con affetto

Elisabetta Rogai

Massimi esponenti (ovvero, la vana ricerca dell’obiettività)

Cari amici,

chi mi conosce personalmente sa che di solito non amo rivendicare per me un ruolo o far valere una posizione particolare, nè a livello personale nè tantomeno artistico. Quando però capita di leggere su un altro blog che un artista – che dipinge seguendo i canoni della mia EnoArte – “è ormai il massimo esponente di questa innovativa tecnica pittorica che fa del vino strumento cromatico alla stregua di maneggevoli tubetti di colore”, la cosa fa francamente un po’ sorridere. Ma anche riflettere.

Già, perchè l’artista in questione – di cui non intendo rivelare il nome per non dare involontaria pubblicità – pur muovendosi solo su un palcoscenico locale, in alcune zone d’Italia e in location non sempre di prima fascia, non ha esitato a parlare di sé come del “massimo esponente” di una tecnica pittorica che de facto è la mia EnoArte. Il fatto che, solo nel 2012, io sia stata invitata a esporre a Los Angeles e Hong Kong dovrebbe forse indurre a chiedersi se il massimo esponente non sia qualcun altro.

Non è una questione di primogenitura temporale, l’ho sottolineato infinite volte: il vino esiste da 4000 anni, non sarò certo stata la prima ad aver pensato di dipingere usando il vino al posto dei colori. Ma sono la prima ad aver realizzato ritratti di dimensioni significative trattando il vino in maniera naturale per evitare che si dissolva fino a svanire col passare del tempo. E questo è un dato di fatto.

Non è nemmeno una questione formale, sebbene – essendo io la titolare del marchio EnoArte – abbia dovuto diffidare la “concorrente” dal presentare i suoi dipinti con questo brand.

E’ invece una questione di rispetto del lettore e dell’appassionato di arte e/o vino che decide di investire in un prodotto di qualità. Su un blog è possibile scrivere qualunque cosa senza dover rendere conto a nessuno, è vero. Ma definirsi (pardon, auto-definirsi) “massimo esponente” di una tecnica quando qualcun altro può annoverare rassegne stampa internazionali ben più corpose e valutazioni critiche di ben altro livello, oltre che diversi anni di anzianità sul campo, a mio dire è operazione che rasenta la truffa. O quantomeno una mancanza di umiltà e buon senso che di certo non sfuggono al lettore più attento e accorto.

Buon anno a tutti/e, un caro abbraccio

Elisabetta Rogai