Dipingere col vino: ancora sulle “imitazioni”

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Una volta ci si limitava a copiare la tecnica, i soggetti, le opere. Poi è arrivato il facsimile della “genesi”, con tanto di riferimento a Dorian Gray e all’invecchiamento. E adesso anche le performance live di EnoArte© vengono replicate. Ci sarebbe da ridere, se non fosse un’azione che ricalca pedissequamente il lavoro altrui.

Essere presi a esempio non ci infastidirebbe, infatti, se non fosse per un dettaglio: far rivivere il mito di Dorian Gray grazie alla pittura col vino è qualcosa che abbiamo fatto noi quasi tre anni fa. Ci sono le prove, chiare ed evidenti, a partire dai numerosi articoli di giornale che proprio in quei termini definiscono l’EnoArte. Le prove sono in questo sito, nella pagina dedicata alla rassegna stampa. Eppure c’è chi continua a insistere sul fatto che l’EnoArte© sia imitazione di qualcos’altro, senza mai fornire uno straccio di elemento di prova. Saremo tutti d’accordo che chi arriva prima è l’inventore, chi arriva dopo è l’imitatore, o no? Cosa viene prima, 2010 o 2013?
I numeri parlano chiaro, tutto il resto è noia.

 ”Può un dipinto invecchiare ed evolvere” è qualcosa che abbiamo scritto, comunicato, divulgato già tre anni fa a livello nazionale. Ritrovare oggi quelle stesse parole in bocca ad altri – con la pretesa di aver scoperto qualcosa di nuovo, oltretutto – è singolare e bizzarro. Un po’ come se oggi pretendessi di essere l’autore di “Guerra e Pace”, in barba al buon senso e all’evidenza dei fatti.
Adesso arrivano anche le performance live. Per gli amanti delle cronache, la prima di Elisabetta Rogai risale alla primavera del 2011. Chissà che oggi – a due anni da quel primo appuntamento – qualcuno non pretenda di essere la prima a dipingere col vino davanti a una platea… ci sarebbe da ridere fino alle lacrime.

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